Fortitudo Baseball Bologna

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Amarcord Fortitudo - una rubrica di Maurizio Roveri

Grosseto e Bologna e i campioni di due casacche

Le tre sfide di questo week end allo stadio “Roberto Jannella” mi offrono l’opportunità di ricordare i personaggi importanti che hanno indossato la casacca di entrambi i Club. Il più grande? Vic Luciani

Non ha il fascino della “superclassica” Bologna-Nettuno. Però anche la sfida fra il BBC Grosseto e la Fortitudo Bologna propone una storia avvincente e importante. Sfida carica di forti passioni, di aspra concorrenza. Caratterizzata, sempre, da un notevole coinvolgimento emotivo.
Montepaschi e Unipol, che si fronteggiano in questo week end allo stadio “Roberto Jannella” del capoluogo maremmano, sono le squadre attuali di due Club che si danno battaglia ininentorrattemente da quarant’anni nel campionato di massima serie. In verità bisogna portare ancor più indietro la macchina del tempo, per andare a scovare le origini del baseball in queste città. Fissiamo come data di partenza il 1948. Quando nacque la prima società grossetana di baseball: era quella dei Canarini con le loro divise gialle. Nello stesso anno la Libertas Bologna passava alla storia come la vincitrice del primissimo campionato ufficiale di baseball in Italia.

 

 

Il Base Ball Club Grosseto si affaccia nel 1952 iscrivendosi al campionato di serie C. Contemporaneamente, in quei primi Anni Cinquanta, a Bologna “pionieri” del baseball come Gianni Spada, Franco Ludovisi, Piero Parisini, Franco Cenni, Umberto Maccaferri, si stavano attivando per dare vita a quella che sarebbe diventata la Fortitudo: si andava dallo “stracciarolo” Fantuzzi in zona San Felice, che vendeva stracci-america, per scovare una ventina di guantoni, e l’officina della Tintoria Industriale Emiliana (l’azienda di Orfeo Spada, il padre del vulcanico Gianni) era la sede dove venivano ricucite le palline e anche restaurate – con qualche chiodo e fascette di metallo – le mazze che si rompevano. Quel gruppo di… svitati si preparava su un prato situato in via Calori, c’erano le quattro basi ma… fra la pedana del lanciatore e la zona di seconda base c’era un fosso. Quel campetto non era più lungo di sessanta metri e allora Ludovisi, per allenare gli esterni, doveva andare fin sulla strada e “fungava” da lì, in mezzo alla gente che passava. A quei tempi a Bologna, anzi a Casalecchio, andavano già forte le Calze Verdi. La Fortitudo era nella fase della preparazione, del rodaggio. Nasce ufficialmente nel 1953, la “Effe” del baseball. I primi campionati li fa in serie C. E nel 1957 partecipa alla serie B. Sono gli anni “eroici” in cui il lanciatore che entra a sostituire chi ha iniziato la partita si chiama “lanciatore di supporto”. Il termine “rilievo” non faceva ancora parte del vocabolario dell’emergente baseball italiano…
Quello sport americano incuriosisce, interessa, coinvolge, appassiona i giovani, e si registra un fiorir di squadre nel territorio bolognese: l’Acli, il Longbridge, le Fiamme Oro, la Bazzanese.
La Fortitudo Baseball arriva in serie A proprio in apertura degli Anni Sessanta, in un campionato a 10 squadre che comprende anche Milano 1946, Nettuno, Parma, Roma, Verona, Pirelli Milano, CSI Leprotti Milano, Fiorentina e un’altra squadra bolognese, le Fiamme Oro.
Il B.B.C. Grosseto entra qualche anno più tardi sul palcoscenico della serie maggiore, nel 1967. Presenta – l’anno del debutto - due stranieri che con la mazza ci sanno fare, Charles Price (396 di media battuta) e Joseph Lee. Però quel Grosseto della prima avventura nella massima serie vince soltanto 10 partite e ne perde 22. Le primissime due sfide con la Fortitudo finiscono con una vittoria per parte. I maremmani lasciano la serie A. Per ricomparire poi nel 1971. E da allora, ad eccezione del 1979 (non c’era il Grosseto) e del 1997 (non c’era la Fortitudo), il Club maremmano e quello bolognese si sono aspramente dati battaglia. Quarant’anni di sfide. Particolarmente intensa ed emozionante il faccia a faccia nella serie-scudetto del 2004, vinta in sei gare dalla Prink Grosseto del magico Jaime Navarro e di Riccardo De Santis, Rollandini, Jairo Ramos, Gabriele Ermini, Johnny Carvajal, Francesco Casolari.

Un fatto curioso: lungo la strada Bologna-Grosseto c’è stato,  dall’inizio degli Anni ’90, un sostanzioso “viavai” di giocatori. Sono diversi i campioni che hanno indossato le casacche di entrambi i Club.
Dalla Maremma – già carichi di gloria – sono saliti a Bologna per indossare la sempre desiderata e stimolante casacca Fortitudo personaggi di notevole spessore tecnico.  Rammentiamoli:
Gianmario Costa, interno di grande affidabilità, giocatore di classe, 2 scudetti vinti a Grosseto nel 1983 e nel 1990, tesserato dalle Calzeverdi Casalecchio per la stagione 1991 e poi passato in Fortitudo per i campionati 1992 e 1993 proponendo un eccellente 915 e 969 di percentuale-difesa a protezione dell’angolo caldo di terza base;
Rolando Cretis, il lanciatore recordman per partite vinte in carriera, ben 183, delle quali 113 con la casacca di Grosseto e 46 nelle sue tre stagioni bolognesi. Quattro scudetti nel suo palmares: due in maremma, due in Fortitudo;
Marco Mazzieri, l’attuale capo allenatore della Nazionale Italiana, grande esterno, dieci anni nella sua Grosseto dal 1980 al ’90 (vincendo 2 scudetti), poi le Calze Verdi nel 1991, la Fortitudo nel 1992 e 1993, per tornare in Maremma a vincere una Coppa CEB e una Coppa Italia;
Stefano Cappuccini, lanciatore quarantenne in attività (tornato a indossare la casacca biancorossa del BBC l’anno scorso a distanza di dieci anni riprendendo un discorso interrotto dopo le semifinali del 2001). Anche per lui c’è stata una breve… escursione bolognese, nelle stagioni 1992 e 1993;
David Rigoli, bravissimo esterno centro e soprattutto straordinario “ladro di basi” (354 rubate  riuscite, su 422 tentativi, in 15 anni di carriera). Dal 1990 al ’93, tutte a Grosseto le sue prime stagioni in serie A, poi tre anni a Parma vincendo 2 scudetti e 1 Coppa dei campioni, di nuovo a Grosseto per cinque anni dal 1998 al 2002 vincendo 1 Coppa Italia, per chiudere splendidamente la carriera con tre stagioni in Fortitudo – 2003-2004-2005 – caratterizzate da 2 scudetti e una finale (persa) di Coppa dei campioni nell’Italeri di Mauro Mazzotti;
Manuel Gasparri, catcher e battitore designato, in Fortitudo nel 2007 e 2008, dopo 10 stagioni nel Grosseto, un anno nel Rajo Rho e due con la divisa del Nettuno;
Jairo Ramos il veterano di mille battaglie che dopo una vita a Grosseto (12 anni, 2 scudetti, 1 Coppacampioni, 2 Coppe Italia, 1 Supercoppa Italiana) ha portato la sua vastissima esperienza, il suo carisma e il suo giro di mazza al servizio della Fortitudo 2010 finalista-scudetto e campione d’Europa. Jairo a Bologna ha confezionato una delle stagioni più efficaci della sua importante carriera italiana, come indicano i 32 RBI della regular season e l’impressionante 696 di slugging del round robin.
Da Jairo a Ermini. Quest’anno ha lasciato Grosseto per Bologna la “bandiera” del BBC, Gabriele Ermini, dopo 16 stagioni da giocatore-modello e da protagonista con la casacca biancorossa (due volte campione d’Italia e una volta in cima all’Europa con la casacca biancorossa del suo BBC). Sedici anni di grande, grandissima fedeltà. Sempre apprezzatissimo dal popolo del Base Ball Grosseto. Sul finire della carriera, il popolare “Gary” ha voluto scoprire sensazioni nuove.

Andiamo a scovare chi ha viaggiato in direzione opposta. Da Bologna a Grosseto. La storia ci racconta che sono approdati in Maremma, arrivando dalla città delle due torri, il lanciatore Marc Cerbone, il catcher Kelli Ramos, l’interno-esterno Jorge Nunez, il seconda base Davide Dallospedale (i due dominicani e “Dallo” hanno fatto parte del Montepaschi che ha vinto il titolo di campione d’Italia nel 2007).
Un giocatore che ha indossato entrambe le casacche è anche David Sheldon, il quale però a Grosseto c’è stato soltanto per un anno (nel 1996) e veniva dal Novara, dopo il primo dei due periodi bolognesi.

Bologna ha esportato “cervelli”. Tre allenatori, che in epoche diverse sono stati importanti per la storia della Fortitudo, hanno vissuto esperienze anche in Maremma.
Il primo è stato un pioniere del baseball italiano, il popolare Jimmy Strong, americano nato in Georgia nel 1918, chiamato a Bologna per giocare a pallacanestro nel Gira e diventato contemporaneamente pedina preziosa della Libertas Bologna di baseball che vinse il primissimo scudetto nel 1948. Personaggio di grandi intuizioni e amante dell’insegnamento, Strong si trasferisce a Milano per motivi di lavoro e allena l’Inter di baseball e la Pirelli. Jimmy si rivede nuovamente a Bologna a metà anni sessanta, poi rispunta nel 1972 dove dirige l’Amaro Montenegro e… viene esonerato con la squadra prima in classifica a poche partite dal termine della stagione. Una decisione che fece clamore, all’epoca. Nella stagione successiva viene chiamato in Maremma – a campionato in corso, per sostituire Camusi. Gli viene chiesto di dare una mano alla squadra penultima in classifica: lui riesce a cambiare la vita a quel Grosseto, pilotandolo ad una tranquilla salvezza. Con l’aiuto dei fuoricampo di un grande giocatore americano, quel John Self dal terrificante giro di mazza. 

E a Grosseto, nel 1977, ha chiuso la sua avventura italiana (da allenatore-giocatore) Rocky Shone, che sotto le due torri aveva vissuto gli anni ruggenti dell’Amaro Montenegro (e Grappa Canonier). Personaggio carismatico, uomo-guida della difesa di Bologna dalla sua posizione di catcher, venne “imposto” dalla proprietà (e anche da una parte della squadra) come allenatore per le ultime gare della stagione 1972. In sostituzione di Strong, il cui feeling con il gruppo (seppure primo in classifica) stava deteriorandosi. Shone era visto bene da tutti, salvò gli equilibri in un momento delicato e l’Amaro Montenegro vinse il titolo. Nella sua doppia veste di catcher e di manager, Shone ha conquistato con Bologna anche la Coppa dei Campioni del 1973 e un altro scudetto nel 1974. E’ rimasto in Fortitudo fino al 1976. Successivamente, la stagione in Maremma. In quel 1977 dei 12 fuoricampo di Beppe Massellucci.

E veniamo al personaggio più importante, più vincente fra quelli che hanno fatto parte sia della Fortitudo Bologna sia del BBC Grosseto. Vincenzo “Vic” Luciani. E’ stato grandissimo come giocatore a Bologna, è stato un vincente come allenatore.  Una Leggenda del nostro baseball. Entrato nella Hall of Fame della FIBS nel dicembre 2007. Italianissimo (nato a Cellino Attanasio, in provincia di Teramo, il 25 giugno 1946) ma di “scuola” beisbolistica venezolana, e anche americana, era approdato nel 1971 a Genova per studiare ingegneria navale. Fece subito vedere cose di un altro pianeta in quel Cus Genova che riuscì anche a sconfiggere per 3-2 uno squadrone com’era l’Amaro Montenegro. E a decidere quella partita, come lanciatore, c’era proprio Vic Luciani sul monte del Cus Genova. La Fortitudo allungò le mani su quel talento straordinario. E Vincenzo dal 1972 era a Bologna. Interbase come nessun altro in quegli anni. Un Artista. Le prodezze, le magìe che gli ho visto fare per un decennio al “Falchi” non le ho viste fare da nessun altro. Con quella eleganza, con quella coordinazione, con quella personalità. Il baseball di Vincenzo era poesia. E l’intesa con Alberto Rinaldi qualcosa di straordinariamente perfetto. “Il suo perno sulla seconda base è qualcosa che non si è più visto sui nostri diamanti”, ha raccontato “Toro” inseparabile compagno di squadra in Fortitudo e in Nazionale.
Da giocatore, con la casacca numero 25 di Bologna, Vic Luciani ha vinto 3 scudetti, 1 Coppa dei Campioni, 1 Coppa Italia. Da manager ha pilotato la Fortitudo BeCa allo scudetto 1984 e alla conquista della Coppa dei Campioni 1985.  Dopo aver conosciuto vittorie e gloria a Bologna, la decisione – nel 1986 – di andare ad allenare a Grosseto. E in Maremma Vic fa centro immediatamente. E’ scudetto, in quel 1986. E un altro tricolore lo firma nel 1989. Sedici anni più tardi – in veste di direttore tecnico, chiamato a dare una mano a Medina – Vincenzo Luciani lascia chiara l’impronta del suo carisma e della sua strategia sulla Coppa dei Campioni che il Grosseto va a vincere nel 2005 in Olanda.

Un altro tecnico che ha vinto a Bologna (scudetti 2003 e 2005) e che poi s’è avventurato in Maremma è stato – più recentemente – Mauro Mazzotti. Campione d’Italia nel 2007 alla guida del Montepaschi di Jairo Ramos, Dallospedale, Nunez, Kelli Ramos, Marval, Ermini, , Oberto, Mikkelsen, Ginanneschi, i De Santis, in una stagione da 34 partite vinte e 20 perse.

 

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