Fortitudo Baseball Bologna

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Amarcord Fortitudo - una rubrica di Maurizio Roveri

Quando Saletti mise KO i Pirati

Personaggi, storie, curiosità, aneddoti d’una sfida sempre molto sentita, quella tra Bologna e Rimini. Che rispecchia anche l’antica rivalità sportiva fra gli emiliani e i romagnoli

Che anni, quegli anni! Ruggenti, energici, eccitanti, gonfi di passione. E che squadre, quelle squadre! La Fortitudo Bologna targata Biemme di Tom Shopay (ricevitore-esterno con cinque anni di Major League alle spalle, aveva giocato anche nei New York Yankees), di Dennis Barfield, David Di Marco, Luciani, Mondalto, Matteucci, Corradini, Landucci, Black, Rinaldi. E i Pirati di Rimini, sponsorizzati Derbigum, con Mike Romano, Lou Colabello, Edward Orrizzi, John Long, James Fradella, Riccardo Spica, Beppe Carelli!

Finivano gli Anni ’70. Bologna aveva interrotto, nel 1978, i trionfi della Germal Parma di Dan Miele, Craig Gioia, Stefano Manzini, Giorgio Castelli, Sal Varriale, Claudio Corradi. Lo scudetto tornava a Bologna, a distanza di quattro stagioni dal precedente. Era il quarto titolo fortitudino, figlio d’una sapiente gestione di Alfredo Meli come manager nonché d’una coppia dominante di lanciatori partenti (Landucci 13 partite vinte e soltanto 1 perduta, Corradini 12+ 2-), di un diamante spettacolare e impenetrabile (Matteucci in prima, Luciani in seconda, Toro in terza e il braccione di Mondalto a fulminare gli avversari dalla posizione di shortstop), senza dimenticare l’importanza di un “cervellone” come “Jimbo” Black dietro il piatto di casabase. Vic Luciani confezionò 62 battute valide quell’anno, e Jerry Mondalto 14 fuoricampo.

Ma… a cavallo fra il vecchio ed il nuovo decennio, i Pirati romagnoli del tecnico Jim Mansilla presero il potere vincendo nel 1979 e nel 1980 il secondo e il terzo scudetto degli 11 che la Società del “presidentissimo” Rino Zangheri può fieramente mettere in vetrina. Quella Derbigum proponeva un devastante Edward Orrizzi (28 homers in due stagioni, e 62 hits nel 1980 che è esattamente lo stesso numero di valide di Spica nella stagione precedente), un John Long da 436 di media-battuta nel 1979  (quando lui e Orrizzi fecero a gara a chi fabbricava più homers ed entrambi finirono a quota 17…), un Mike Romano da 13 partite vinte sul mound nel ’79, un Lou Colabello da 25 vittorie in due campionati. “Numeri” notevoli, considerando che – allora – i campionati erano ancora sulle due partite.

Anni di grandi personaggi. E lo scudetto che cambiava città, restando tuttavia nell’Isola Felice del baseball italiano: l’Emilia Romagna. L’imperioso rilancio di Parma, con il marchio Parmalat nel 1981 e ’82, ebbe in Dave Farina il suo “eroe”.
Un autentico thriller la volata per il titolo 1983. Un braccio di ferro estenuante, che coinvolse Bologna, Nettuno, Rimini e anche Grosseto. Tutte nello spazio d’un fazzoletto, in un campionato dalla formula profondamente rinnovata (si cominciava a giocare sulle tre partite per week end). Finale col “giallo”, gonfio di tensioni e polemiche. A due turni dal termine, Bologna e Nettuno si trovano a pari merito in vetta. Rimini insegue, con una sola lunghezza di ritardo. E il calendario propone proprio lo scontro fra i Pirati romagnoli e la Fortitudo. Succede di tutto in quel fine-settimana, crudele e fatale per i bolognesi. Nella prima partita Mike Romano, sul monte dei riminesi, dopo alcuni lanci contesta in maniera energica le chiamate dell’arbitro-capo. Viene espulso. Il pitcher dei Pirati reagisce rabbiosamente e… parte verso l’arbitro, mentre i compagni di squadra cercano di trattenerlo. La scena è abbastanza forte. Romano si sfoga (o si spiega, dipende dai punti di vista) e lascia il campo. I Pirati vincono la gara. Al termine della quale prende corpo immediatamente l’interrogativo: come verrà valutato l’atteggiamento di Mike Romano? Se viene considerata “aggressione” (come sostengono quelli della Fortitudo), per il lanciatore di Rimini la squalifica è immediata. Ma se si tratta semplicemente di espulsione, non è punibile subito e pertanto Romano può scendere in campo anche il giorno successivo. Infatti per gli arbitri non si tratta di aggressione. Mike Romano gioca anche la seconda gara, torna sul monte di lancio e Rimini rivince. A questo punto la Fortitudo confida in una vittoria nella terza sfida. C’è Roberto Radaelli sul monte. E’ il pitcher più affidabile. Viene da quindici vittorie consecutive! La palla è nelle sue mani. E anche il destino del campionato.
Però… evidentemente è proprio una serie maledetta per la Fortitudo. Ad un certo punto arriva la pioggia, che costringe gli arbitri a sospendere il match. Non ci sono le condizioni per proseguire e la partita viene rinviata al giorno dopo. Beffa atroce per i biancoblù allenati da Vic Luciani: infatti Bologna s’è già… giocata il braccio del “Rada”. E a questo punto la frustrazione prende il sopravvento. Morale: arriva un doloroso ko, a completare un tris di sconfitte che lancia Rimini verso lo scudetto. E’ l’anno clamoroso di Carelli e dei suoi 30 homers. La Fortitudo si piazza al secondo posto. E il fatto strano è d’aver perso un campionato con un lineup dove tutti i titolari hanno battuto da 300 in su…
Ma la Fortitudo saprà riscattarsi alla grande nel 1984 con la BeCa di Jackson Todd e di Roberto Bianchi, di Roberto Radaelli e di Bebe Messori, di Skuddy e “the killer” Denman, di Matteucci e Brusa, di Alex Giorgi e Andrea Landuzzi, e Peter Rovezzi.

“Ciò che impressionava, in quegli scontri fra Rimini e Bologna, era il coinvolgimento emotivo. Quelle partite rappresentavano un evento, sempre. Suscitavano interesse, catturavano pubblico. Accendevano la rivalità fra l’Emilia e la Romagna. La Casa dei Pirati e il Falchi facevano regolarmente il pieno”. Così racconta Beppe Carelli, personaggio mitico, entrato nella Hall of Fame del baseball italiano, battitore mancino da 1151 valide in carriera, 220 fuoricampo, 926 RBI, 630 di percentuale slugging. Per quasi un ventennio, con la casacca dei Pirati di Rimini, Carelli è stato un fiero valoroso temutissimo rivale di Bologna. Le sue sfide con il compagno di nazionale Roberto Bianchi, a suon di battute valide e di impressionanti fuoricampo, hanno fatto storia. Bianchi e Carelli sono da considerare indiscutibilmente i due più forti battitori italiani di tutti i tempi.

“In quelle stagioni degli Anni Ottanta – ricorda Beppe Carelli  – l’Emilia Romagna era vista come la California. Oakland, San Francisco, Los Angeles, San Diego erano, nel nostro baseball, Rimini, Bologna, Parma, Castenaso, Santarcangelo”.

Quanti campioni, quanto “grossi nomi” appaiono in decenni di battaglie fra Rimini e Bologna. Oltre ai “big” che abbiamo già citato, pensiamo a gente del calibro di “Ciga” Ceccaroli, Gambuti, Funderbuck, Mazzilli, Malpeso, Pagnozzi, Waits, Urbani, Komminsk, Cabalisti, Evangelisti, Vatcher, Simontacchi, Crociati, Chiarini  fra i Pirati; e personaggi come Calzolari, Lercker, Morelli, Malaguti, Baldi, Minetto, Talarico, Lenny Randle, Cossutta, Zunino, Costa, Mazzieri, Wakita, Rigoli, Kelli Ramos, Dallospedale nella storia dei biancoblù bolognesi,  fino a Frignani, Austin, ovviamente Jesus Matos e gli attuali campioni d’Europa. Una citazione a parte per Claudio Liverziani, David Sheldon, Giovanni Pantaleoni, tre “artisti” del baseball, che hanno indossato entrambe le casacche. Coprendosi di gloria.

Ma la storia delle sfide tra i biancoblù bolognesi e i Pirati non sempre è stata caratterizzata dalle performances dei big. Anzi, spesso sono stati decisivi giocatori meno quotati. Quelli che non t’aspetti possano fare la differenza. Oppure quelli che… erano all’inizio della carriera.
Beppe Carelli “rivede” mentalmente vecchie immagini di questa sfida emiliano-romagnola. “E mi verrebbe da definirla la… maledizione dei rookie. Perché i debuttanti sovente hanno lasciato il segno. Io ero un rookie nel 1977, il mio primo anno con la divisa dei Pirati, e vincemmo una partita a Bologna al 10° inning con un mio fuoricampo su Rick Landucci. E pensare che nei precedenti turni in battuta ero stato un disastro. Zero su cinque, e tre volte ero stato messo strikeout… Poi, quel lampo finale: esplodo con un homerun al Falchi, e tutti a chiedersi: Ma chi è questo qua?”.
“Il grande Kiko Corradini, nel 1978, stava realizzando una fantastica no hit. Il fatto curioso è che a rovinargli l’impresa fu Luigino Mulazzani”.
“E a nostra volta soffrivamo sempre Massimo Tranchina, che giocò in Fortitudo nella seconda parte degli Anni Settanta e all’inizio degli Ottanta. Ci faceva impazzire, con quella sua valida all’esterno centro”.
“Soprattutto mi è rimasta impressa quella volta che noi del Rimini ci facemmo sorprendere, dentro la Casa dei Pirati, da Saletti. Contro ogni previsione. Roberto Saletti è stato un lanciatore della Fortitudo per alcuni anni. Veniva da un infortunio, in quella occasione. Era stato fermo abbastanza a lungo, mi pare. Anzi, non aveva ancora lanciato in quel campionato. E venne utilizzato contro di noi a sorpresa. Eravamo convinti che non potesse esprimersi al massimo. Invece, punì la nostra presunzione. Non riuscimmo a trovargli le misure. Eravamo in svantaggio. E quando ad un certo punto Saletti scese dal monte, spuntò Vic Luciani. Andò lui a chiudere la partita e ci mise definitivamente in trappola”.

Aneddoti. Episodi curiosi. Ma anche prodezze fascinose. Come, ad esempio, quella che ebbe per protagonista Fradella (forte battitore che giocò due stagioni in Romagna, 1980 e 1981, proveniente dal Novara). Beppe Carelli vuole sottolineare la performance - passata alla storia – di James Fradella. Che riuscì nell’impresa di realizzare due homer nello stesso inning. Sì, nello stesso inning!
“ Si giocava a Bologna. Mi pare nel 1981 o nell’82. Fu una partita un po’ strana, non bella, il nostro turno d’attacco s’era aperto proprio con un fuoricampo di Fradella. Successivamente, fra basi su ball e battute valide, tutto il nostro lineup andò a battere, la Fortitudo era in netta difficoltà sul monte, e così si arrivò di nuovo a Fradella. Il quale sparò la pallina ancora aldilà della recinzione. Due homerun nello stesso inning al Falchi!”

Renzo Moretti, dirigente storico della Fortitudo, ricorda una partita a Rimini. Con la Fortitudo che era sotto 1 a 13. “Ad un certo punto, così per cabala, i nostri tifosi in gradinata decisero di accendere una candela. Un po’ scherzosamente. La partita ormai era andata… Ebbene, all’improvviso, la nostra squadra cominciò a segnare. Punti su punti. I riminesi avevano Pruccoli sul monte. Ogni lancio era una battuta valida del nostro lineup. Che s’era scatenato. E loro, i riminesi,  non potevano cambiare lanciatore, non ne avevano più! Di pari passo con il vertiginoso cambio di ritmo della squadra, anche i nostri tifosi sugli spalti si esaltavano. E dalla candela si passò ad un grande falò, al punto che intervennero i poliziotti. Alla fine, quella partita la vincemmo noi 15 a 13…”.

 

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