Fortitudo Baseball Bologna

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Amarcord Fortitudo - una rubrica di Maurizio Roveri

Quando Mario Brusa sconfisse Dave Farina

Era il campionato 1984, la Fortitudo si trovava in testa alla classifica assieme al Parma quando all’improvviso il pitcher John Mirabelli scappò via. Proprio alla vigilia della trasferta di Parma. “Marione” Brusa rimpiazzò l’oriundo fuggitivo, fece… l’americano e in una serata magica sorprese tutti e mise in ginocchio il quotatissimo Dave Farina

Grandi Club, la Fortitudo B.C. 1953 e il Parma Baseball fondato nel ’49.

 

La “Effe” bolognese propone un palmares che evidenzia 8 scudetti, 3 Coppe dei Campioni, 6 Coppe Italia, 1 Supercoppa Italiana. Parma risponde con 10 titoli italiani, 13 Coppe dei Campioni (un record), 1 Coppa delle Coppe, 1 Supercoppa Europea e 5 volte vincitrice della Coppa Italia.
Quando si parla di questi due grandi Club, che tante pagine importanti hanno scritto per la storia del baseball italiano, balzano immediatamente alla mente squadroni che si sono coperti di gloria. Ad esempio, la Montenegro del 1969 (il primo storico scudetto della Fortitudo) con Calzolari, Lercker, Rinaldi, Morelli, Meli, Malaguti; la Montenegro del 1972 e quella del 1974 (anno in cui l’idolo dei parmigiani, lo straordinario Giorgio Castelli, vinse la Tripla Corona); la fantastica Germal Parma del 1976 capace di vincere 51 partite perdendone appena 3 e che si riconfermò nel 1977 (era la squadra di Dan Miele, Craig Gioia Stefano Manzini, Giorgio Castelli, Carlos “Cabrito” Guzman, Ron Coffman, Claudio Corradi, Sal Varriale, allenata da Giulio Montanini); la Fortitudo Biemme del 1978, 31 partite vinte e 5 perse, con campioni come Landucci, Corradini, Black, Matteucci, Luciani, Mondalto, Rinaldi, Argentieri, Di Marco; la Parmalat dominatrice dei primi Anni Ottanta (Farina, Mari, Guzman, Castelli, Cattani, Gallino, Guggiana, Roman); la Fortitudo BeCa 1984 – fortissima – con personaggi come Jackson Todd, Radaelli, Alex Giorgi, Rovezzi, Poma, Messori, Skuddy, il mitico Roberto Bianchi, Denman, Andrea Landuzzi, Matteucci); la World Vision 1985 con gente del calibro di Remmersvaal, Valle, Melassi, Baez; il Cariparma di metà Anni ’90 dove lanciava l’allora emergente Fabio Betto, passato poi in Fortitudo e diventato un “professore” del monte di lancio nonché attuale capitano dei bincoblù; l’Italeri del 2003, squadra da 50 vittorie, per la firma di Heredia, Newman, Milano, Liverziani, Dallospedale, Frignani, Antigua, Solano; l’Italeri del 2005 quella dei vari Matos, Cretis, Betto, Kelli Ramos, Liverziani, Dallospedale, Pantaleoni, Nunez, Almonte. E poi, la Fortitudo 2009, quella dei 51 fuoricampo, trascinata da Austin, Liverziani, Infante, Garabito, Angrisano, Mazzuca e la coppia delle meraviglie sul monte Matos-Moreno, oltre a Cillo, Ribeiro, Betto, Milano. Infine il Cariparma della stagione scorsa, capolavoro di manager “Gibo” Gerali e di campioni come Orlando Munoz, Marco Yepez, Roberto Corradini, Marco Grifantini, Stefano Desimoni, Alex Sambucci, Davide Dallospedale, Leo Zileri, Riccardo Bertagnon, Juan Camilo.

Però… le squadre importanti non sono fatte soltanto dai grandi giocatori o da personaggi carismatici. Per i buoni equilibri di un gruppo ci vogliono anche i giocatori umili, quelli del sacrificio, quelli sempre al servizio del gruppo, quelli sempre disponibili a lavorare duro senza portare via spazio e gloria ai big. Coloro, insomma, dei quali si parla di meno ma che sanno essere preziosi e affidabili come i campioni.
Un esempio. Mario Brusa. Pitcher. Ha lanciato per la Fortitudo cinque anni. Nel periodo 1983-1987. Non aveva il braccio né la classe di un Jackson Todd (ex- Big Leaguer, quattro stagioni in MLB, la prima con la casacca dei New Yok Mets e le altre con Toronto Blue Jays, addirittura 85 inning lanciati e 5 partite vinte nel 1980) o di un Roberto Radaelli degli anni ruggenti. Brusa è stato un lanciatore da 534 battute valide concesse in 439 riprese lanciate e 48 homerun subìti, 208 strikeout e 202 basi su ball, una media PGL di 5.29. A leggerli così sembrerebbero dei “numeri” normalissimi, niente di speciale. Vero. Ma i “numeri” vanno interpretati e i giocatori visti, per capirne il rendimento. E ci sono giocatori che con il loro atteggiamento risultano molto più utili di quanto le loro statistiche esprimano.
Di Mario Brusa, detto “Marione”, va necessariamente raccontata una performance che è passata alla storia delle sfide fra Bologna e Parma. A raccontarcela è Renzo Moretti, responsabile della Segreteria della Fortitudo Baseball, un punto di riferimento nel mondo biancoblù del batti e corri.
“Era la stagione 1984, Fortitudo in testa alla classifica sul finire del girone d’andata. La squadra veniva da tre vittorie realizzate a Rimini. Condividiamo il primo posto con i parmigiani. E il girone d’andata si chiude proprio con la trasferta di Parma. Colpo di scena. Alla vigilia della trasferta sparisce il nostro pitcher oriundo: John Mirabelli. Se ne va. All’improvviso. Scioccante. Tocca a Brusa fare… l’americano. E Marione lo fa. Lo fa benissimo. Lancia otto riprese, quel venerdì sera. Sorprendendo tutti. Concede appena sei battute valide. Poi lascia il monte a Ricky Matteucci per la chiusura. Buona salvezza e partita vinta”.
Una serata magica per Marione Brusa. Di quelle che nella carriera di un giocatore non si possono dimenticare. L’umile affidabile “soldatino” della Fortitudo aveva sconfitto nientemeno che il grande Dave Farina. Questi è stato uno dei più forti lanciatori oriundi nella storia del baseball parmense. Farina, infatti, ha primeggiato per tre anni consecutivi (1982, 1983, 1984) nella graduatoria della media-punti guadagnati sul lanciatore, ha primeggiato per numero di partite vinte nelle stagioni 1981 e 1982, e per tre anni è stato primo anche nella classifica degli strikeout (109 nel 1981, 104 nel 1982, 121 nel 1983).

La Fortitudo Be.Ca vinse lo scudetto, nella stagione 1984. Allenata da Vc Luciani, con la collaborazione di Toro Rinaldi, Jim Black e Kiko Corradini. Era lo scudetto numero 5 del Club biancoblù. La sera della conquista del titolo la Be.Ca giocava (e vinse) proprio contro il Parma, al Falchi.
“Quell’anno Mario Brusa strabiliò il nostro mondo del baseball italiano”, racconta Renzo Moretti.
Vinse 9 partite, perdendone appena 2.
Addirittura nel 1985 ebbe un record di 12 vittorie e 5 sconfitte. Complessivamente, per Marione, in cinque stagioni fortitudine 36 partite vinte, 17 perse, e 1 salvezza. Con 5.29 di ERA.

Se Brusa fu una rivelazione in quel periodo di metà Anni ’80, Roberto Radaelli – lanciatore affermatissimo e di altro spessore – era uno che faceva la differenza. A Parma, la sera dopo l’exploit di Brusa – il “Rada” inchiodò letteralmente i battitori ducali, non concedendo neanche le briciole. E la Fortitudo prese fuoco in attacco, vincendo la terza gara del trittico (dopo aver perso di stretta misura gara2) con il clamoroso punteggio di 15 a 1.
“Il Radaelli di allora è come dire il Matos di adesso”, in questo raffronto importante che Renzo Moretti si concede c’è tanta ammirazione per quel che ha fatto “Rada” nelle sue stagioni fortitudine. Già, si pensi alle 14 partite vinte, contro una sola perduta, del campionato 1983. Poi, il 16-4 del 1985; il 12-2 del 1986, e l’11-3 del 1994.
Una carriera da giocatore lunga 23 anni, quella di Radaelli: i primi cinque a Bollate, poi 10 a Bologna vincendo uno scudetto e una Coppacampioni. Quattro stagioni nel Milano 1946, e di nuovo a Bologna per i campionati 1994, 1995, 1996 e 1998. Diventato pitching coach, ha fatto parte del cast di Mauro Mazzotti e poi di Marco Nanni. Fino al trionfo europeo del 2010. Da pitching coach, dunque, ha vinto 3 scudetti e una European Cup.

Di Roberto Radaelli si ricorda anche una shutout in una sfida contro Parma. E anche una sfortunata gara di semifinale – di fronte ai ducali - nella quale il “Rada” realizzò 10 strikeout, ma tre errori difensivi condannarono lui e la Fortitudo alla sconfitta per 2-1.

Aneddoti. Joel Lono, l’attuale pitching-coach del Cariparma, ha indossato la casacca della Fortitudo per due stagioni (1994 e 1995) e, dopo una parentesi modenese, ha lanciato quattro anni per il Parma Baseball (dal 1998 al 2001).
Lono veniva dal Collecchio, nel ’94, quando andò a indossare la divisa dei biancoblù bolognesi. La Fortitudo, quarta al termine della regular season, in semifinale affrontò Parma. Promettente l’impatto dei bolognesi: subito una vittoria per mano di Joel Lono, con felice rilievo di Radaelli. Sconfitto Pavlas, il quotato pitcher straniero del team parmense. Ma fu una serie durissima. Bologna perse le successive tre partite. In ritardo, costretta con le spalle al muro, la Fortitudo seppe rimontare: dall’1-3 al 3-3. In “gara7”, però, Pavlas non si fece più sorprendere e, con l’ausilio del rilievo Paolo Ceccaroli, permise al Cariparma di vincere facile e di balzare in finale.

Curiosità. In una delle appassionanti sfide degli Anni ’80, quando Roberto Bianchi imperversava in Fortitudo, si registrò un “back to back”: due fuoricampo consecutivi firmati Bianchi-Matteucci. I due più tempestosi battitori italiani della storia fortitudina.
Nove stagioni per “Whity” Bianchi nella sua Bologna (il più grande prodotto del settore giovanile del Club biancoblù) con 164 fuoricampo confezionati. Nel periodo 1981-1989. E quattro stagioni con la casacca del Parma, dal 1993 al ’96 (dopo i due anni milanesi), con 62 homers. Complessivamente, considerando anche le stagioni di Rimini e di Modena, Roberto Bianchi ha prodotto qualcosa come 288 fuoricampo. Strepitoso! Inoltre: una media-vita di 384 di average e 730 come percentuale slugging.
Bianchi è stato determinante per lo scudetto della Fortitudo del 1984 (contro Parma il match decisivo al Falchi) e per la conquista della Coppacampioni del 1985 che la Be.Ca vinse a metà settembre allo stadio Europeo di Parma.
Sono stati pochi gli anni con la divisa della squadra ducale addosso, tuttavia Bianchi anche con Parma ha vinto un titolo di campione d’Italia e un titolo di campione d’Europa.

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