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Il ritorno di Claudio Liverziani: intervista alla ritrovata bandiera biancoblu

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Dopo due anni di forzata inattività, riprende quest’anno il percorso sportivo di Claudio Liverziani. Il campione, il “bomber” della Fortitudo baseball, si presenta ai tifosi biancoblu “a cuore aperto” in questa lunga e intensa intervista concessa al nostro sito internet, nella quale abbiamo spaziato nei meandri della sua lunga carriera, ma anche nel presente e nel futuro della Fortitudo.

di Claudio Adelmi

Non ha bisogno di grandi presentazioni il nostro Claudione, comunque corre l’obbligo di ricordare ai più distratti i passaggi salienti di un percorso che lo consacra fra i migliori, se non il migliore in assoluto, fra gli atleti di scuola italiana che hanno calcato i diamanti del “Bel Paese” negli ultimi 20 anni.

Liverziani è nato il 4 marzo 1975 a Novara e ivi è cresciuto anche come giocatore di baseball, esordendo giovanissimo (stagione 1991) nella massima serie nella squadra della sua città, che in questa stagione tornerà ad incontrare da avversario. Cinque stagioni in crescendo nella squadra novarese, per passare con la Juve Torino nella stagione 1996, prima di spiccare il volo per gli States. Due stagioni per coltivare il sogno americano, una sorta di precursore rispetto ai tanti talenti italiani che negli ultimi anni hanno varcato l’oceano, tra i quali Alex Liddi, che ha appena coronato il sogno di esordire in Major League. Non erano invece ancora maturi i tempi per Claudio, che comunque lascia agli annali due ottime stagioni nella fila dei Winsconsin (franchigia dei Mariners) in singolo A, per un totale di oltre 200 gare disputate, una media battuta di .251, media slugger di .368 e media arrivi in base di .345. (statistiche complete al link: http://www.thebaseballcube.com/players/profile.asp?P=Claudio-Liverziani).

A 24 anni si è ancora maledettamente giovani e il ritorno in Italia del campione (1999) non poteva che essere nelle fila di un “top team” come il Rimini. Con cifre “spaventose” (in senso positivo) ha contribuito fortemente alle fortune della squadra romagnola, con la conquista degli scudetti 1999 e 2000, mentre nel 2001 i Pirati hanno dovuto soccombere solo in finale al cospetto di un Nettuno di Vigna, Casolari e Ventura. Nel 2002, nelle modalità che Liverziani racconta nell’intervista, l’approdo sotto le due torri, un amore destinato a durare.

Nella città felsinea Claudione nostro mette le radici, in Fortitudo il suo arrivo è decisivo per avviare un ciclo incredibile di successi che hanno consacrato i biancoblu come squadra più forte del decennio, dopo lunghi e interminabili anni di anonimato. Lo scudetto arriva nell’anno magico 2003 (dopo 19 anni di attesa), la replica nel 2005, dopo un 2004 che aveva visto la squadra bolognese perdere il titolo europeo e quello italiano solo  in finale. Per il terzo scudetto bisogna aspettare il 2009, dopo un’altra sconfitta in finale a livello europeo nella stessa stagione, uno 0 a 1 contro il Nettuno che brucia ancora. A questi titoli vanno aggiunte tre coppe Italia (2003, 2005, 2008) e un altro piazzamento in European Cup (terzo posto nel 2006), sempre comunque nei playoff la Fortitudo con Liverziani in squadra. La sua scheda vita nella massima serie parla –  per ora – di 880 partite disputate (452 in biancoblu), 1053 valide ottenute (la millesima nella stagione 2009), con 228 doppi, 29 tripli e 88 fuoricampo. Media battuta .355, media slugger .510, media arrivi in base .472. MVP nel 2000 e 2003. Una favola che si è interrotta bruscamente in un brutto giorno di agosto 2009, una “leggerezza imperdonabile” come egli stesso la definisce, ma che ormai appartiene al passato.

Un’ingenuità che ha pagato a caro prezzo e senza sconti, ma oggi Claudione è pronto a ricominciare con un immenso entusiasmo. Un giocatore che ha dato tantissimo al baseball italiano, uno dei perni della nazionale azzurra a cavallo fra gli anni ’90 e 2000, con la quale ha disputato 103 partite, presente alle Olimpiadi del 1996, 2000 e 2004, ai Mondiali del 2001, agli Europei del 1995 (secondo posto), 1999 (secondo posto), 2001 (terzo posto) e 2003 e al World Baseball Classic del 2006.

Ciao Claudio. Sei arrivato a Bologna 10 anni fa e sei stato uno dei principali contributori di un decennio d’oro per la Fortitudo baseball. Nel frattempo sotto le due torri hai messo le radici e a distanza di 10 anni ricominci a giocare dopo due stagioni di forzata inattività: quali sono le sensazioni che provi?
Le sensazioni sono molto forti, molto intense. Provo eccitazione nel poter tornare a giocare, a volte anche un po’ di timore. Insomma, emozioni altalenanti ma penso tutto sommato normali vista l’inattività per un periodo di tempo abbastanza lungo.

Insomma, un nuovo esordio all’età di 37 anni. Immagino che ripenserai al 1991 con il Novara, al 1996 a Torino, al 1997 in America (singolo A con il Wisconsin), al 1999 con il Rimini, alla nazionale, alle Olimpiadi, al “Classic” e all’esordio del 2002 in biancoblu. Riesci a “mettere in scala” le emozioni in questi importanti momenti della tua carriera e paragonarle a ciò che proverai al playball del campionato 2012?
Ripenso spesso ad ognuno di essi, quando ci si avvicina al fine carriera è normale tirare le somme. Non saprei elencarli in ordine d’importanza ma so per certo che il 29 marzo mi servirà  “rivivere” nella mente tanti di quei bei momenti.

Scudetto 2009, il tuo terzo in 8 stagioni in Fortitudo, poi l’incubo maturato in un brutto giorno di agosto, te la senti di parlarne?
Una leggerezza imperdonabile, ormai acqua passata, almeno per me. Vorrei approfittarne per ringraziare pubblicamente tutte le persone, dirigenti e giocatori  nel mondo del baseball, bolognese e non,  che mi hanno sempre appoggiato, senza farmi sentire giudicato.

Hai mai pensato in questi due lunghi anni di smettere e quali motivazioni invece ti hanno convinto a riprendere in mano la mazza da baseball?

Ci ho pensato eccome ma penso fossero pensieri frutto della rabbia del momento, non ero lucido ed odiavo il baseball. Poi, piano piano, il rientro dalla porta di servizio, una piccola collaborazione “part time” che mi ha dato tanto, che mi ha fatto riemergere sensazioni positive, voglia di far parte ancora del gruppo, voglia di mettermi ancora in gioco.

Qual è il Liverziani che ti aspetti e cosa pensi si aspettano i tifosi da te?
Mi aspetto un periodo di aggiustamento, soprattutto di “timing” occhio-palla, per il resto sono convinto di poter dire ancora la mia. Sono consapevole che il mio ruolo in squadra non sarà confinato al mero gioco…ci sono ragazzi più giovani che vorrei veder esplodere e farò tutto quello che posso per mettermi a loro disposizione. In questo momento i numeri personali non mi interessano, medie, valide ecc ecc…  mi interessa far parte della “big picture” ,che la società Fortitudo ha messo in piedi per questo e gli anni a venire.
I tifosi?... Beh, i tifosi non aspettano mica!.. Loro vorranno riprendere da dove ci siamo lasciati!... E’ normalissimo… com’è normale che io non possa preoccuparmi di quello che i tifosi vogliono da me, per dare il meglio bisogna partire da quello che si puo’ controllare, dedizione,costanza e tanta fiducia nei propri mezzi.


Hai vissuto da protagonista due decenni di baseball: per quanto riguarda la tua esperienza in Italia, se dovessi organizzare una partita “all stars” fra i compagni con cui hai giocato e gli avversari che hai incontrato, chi convocheresti nelle due squadre?
Catcher: Illuminati / Carrozza
Prima base:  Austin / JRamos
Seconda: Dallospedale / D’Auria -Fochi
Interbase: Evangelisti / Lafera
Terza: Sheldon / Mazzanti
ES: Frignani Lele / Ermini
EC: Jim Vatcher / Mazzieri
ED: David Rigoli / Chiarini
DH: Pantaleoni / Casolari
Pitcher: Urbani / Da Silva
Simontacchi / De Santis
Betto / Mikkelsen
Cretis / Ceccaroli


Sei stato uno dei primi giocatori italiani del baseball moderno a varcare l’oceano.  Sensazioni, aneddoti e consigli per chi – Alex Liddi fra tutti – sta coltivando in questo momento il grande sogno di giocare nelle leghe professionistiche americane.
L’aver in qualche modo “spianato un po’ la strada” è per me motivo di orgoglio, è stata un’esperienza molto intensa in un mondo completamente diverso dal nostro, in cui la maggior parte delle persone a cui dicevi di giocare a baseball in Italia strabuzzavano gli occhi pensando che li stessi prendendo in giro.
Grazie a Liddi questo tabù è stato finalmente sfatato, ora anche oltreoceano sanno che il baseball si gioca pure in Italia e ci sono atleti italiani in grado di poter competere.
Vederlo là in mezzo è stato semplicemente emozionante e so che è rimasto la stessa persona, il solito Alex sorridente e guascone. Questo è il segreto, crederci fino in fondo ,lavorare duramente senza prendersi troppo sul serio.


Due fra i tuoi giovani compagni, Matteo D’Angelo e Luca Panerati, hanno invece dovuto per il momento accantonare questo sogno, hai qualche consiglio speciale per loro?

Questi sono due ragazzi che sanno il fatto loro, non hanno bisogno di tanti consigli. Chiaramente conosco meglio Matteo ma Luca mi ha dato l’impressione che siano molto simili, due gran lavoratori, quadrati e pragmatici. Gli consiglio vivamente di crederci fino in fondo e di vivere il presente al 120%, nulla è mai precluso per sempre, esistono le seconde occasioni.

Ritroverai alcuni tuoi “vecchi compagni”, come capitan Betto, Milano e Matos, ma fra gli atleti “più esperti”, come amate definirvi, troverai anche un certo Gabriele Ermini.

Ti devo dire la verità collegandomi alla domanda di prima sulle motivazioni a tornare a giocare, beh, Gary Ermini è una di quelle. Lo conosco da tanto tempo, come giocatore ma anche come persona, eccezionale in tutti e due i casi. Il pensiero di giocare insieme mi riempie di gioia, mi ricorda un po’ i tempi in cui insieme a Betto abbiamo lavorato “dietro le quinte” per convincere  Rigoli e Cretis a venire a Bologna. Personaggi, come Gary, in grado di cambiare la storia di una società.

Durante la tua carriera in biancoblu, hai ricevuto offerte da squadre concorrenti?
Si, ma sempre dalla stessa… Grosseto.( Claudio Banchi ci ha provato in tutti i modi ma non è mai riuscito ad arrivare al punto di concretizzare l’offerta…)

Chi è stato invece nel 2002 a convincerti a venire a Bologna?
La coppia Folletti Machiavelli, oltre al lavoro “dietro le quinte” di Betto (specializzato)..in tandem mi hanno accerchiato ed è stato impossibile dire di no.. eh eh.

Sul campo dovrai batterti contro il tuo Novara. Pensi che sarai emozionato nel tornare a giocare sul campo della tua città natale, contro la squadra in cui sei cresciuto ed hai esordito nel 1991? Hai qualche aneddoto  o qualche ricordo di quei tempi?
Di aneddoti ne avrei non so quanti, da Lorenzo Vada che mi sputava tabacco sulle scarpe bianche.. da Aldo Sacco che mi arrotolava nel materasso... da Tommy Levasseur che mi rincorreva in mezzo al campo per menarmi… insomma, essere il piu’ giovane per 5 anni consecutivi non ha giovato alla salute!!. A parte gli scherzi a Novara ero un po’ il fratellino di tutti, sono stato molto fortunato e molto protetto. Sarà sicuramente una forte emozione  tornare in campo al Provini.

Per concludere sul passato, ti chiedo di fare una classifica degli stranieri che nelle ultime 10 stagioni hanno vestito la casacca biancoblu della Fortitudo.
In ordine di impatto dal mio punto di vista.
MORENO
AUSTIN
MATOS
GARABITO
ANTIGUA/SOLANO

Cerca di dire la verità: ti senti più un esterno destro o un prima base? Al di là della posizione in cui preferisci giocare oppure quella in cui ti schiera il Manager.

Mi sento più un esterno destro, sono più a mio agio. Il ruolo di prima base mi piace molto, sei più coinvolto  ma se dovessi scegliere direi Esterno.


Cosa ne pensi dell’Unipol Fortitudo, dei tuoi compagni di squadra, dello staff tecnico, delle novità del mercato e quali pensi possano essere gli obiettivi per la stagione ormai alle porte?
Penso siamo di fronte ad una squadra che può essere elettrizzante da vedere. Staff tecnico di prim’ordine con il ritorno di Rada che ha fatto tutti felici. La squadra è ben bilanciata, giovane, veloce con un gran monte di lancio. Se poi si pensa che 5-6 titolari fissi hanno meno di 23 anni… beh… allora le cose si fanno veramente interessanti!

Il San Marino, “corazzata” nel 2011, sembra uscire ulteriormente rafforzato dal mercato, anche il Nettuno – la rivelazione della stagione scorsa – sembra voler far sul serio e pure il Rimini è ancora in pista per puntare a grandi obiettivi. Per non parlare di un Grosseto totalmente rinnovato a partire dalla proprietà. Il Parma ha perso “pezzi” importanti come Dallospedale e Munoz (cessata attività) e Medina (al Novara). La Fortitudo, con Liverziani al rientro, molto rinnovata e ringiovanita. Novara e Godo che cercheranno un ruolo da outsider. Insomma come vedi al momento gli equilibri del campionato 2012?
Ogni anno in questo periodo si parla di baseball “ su carta” e come in tutti gli sport il campo spesso smentisce. Negli ultimi anni 6 squadre su 8  sono sempre partite alla pari, con le stesse probabilità e penso che quest’anno sia ancora così. Ne approfitto per mandare un grosso abbraccio al mio amico Panta che si è infortunato, spero di vederlo al più presto sul campo anche se purtroppo da avversario.

Siamo in un momento di grave crisi economica e di totale incertezza sul futuro. Logico che ci siano riflessi nel mondo dello sport, e in particolare a carico delle discipline più deboli nella capacità di organizzarsi e reperire risorse. Come vedi il futuro del baseball italiano e questa formula (IBL, franchigie, etc.) ti convince?
La formula stenta a decollare, l’idea è buona ed innovativa ma ci si scontra troppo spesso con una mentalità generale che non riesce a stare al passo dell’idea. Ogni anno, non solo nel baseball,  si fa un passo avanti e due indietro ed anche questa è una caratteristica tutta nostrana. Spero di poter contribuire un giorno a trasformare il nostro sport in un “prodotto” appetibile ma soprattutto, vendibile.

Due tuoi ex compagni e “bandiere” biancoblu, Stefano “Bidi” Landuzzi e Daniele Frignani, hanno intrapreso con successo un’avventura dirigenziale nella squadra di softball della città, che nel 2012 giocherà nella massima serie dell’Italian Softball League. Che augurio ti senti di fare a loro e alle ragazze della Blue Girls?
Bidi e Lele sono stati grandi, hanno trasferito tutta la loro professionalità nel mondo del softball ottenendo risultati incredibili!. Quando, come nel loro caso, si lavora con poche risorse economiche è ancora più difficile, quindi vuol dire che il valore aggiunto portato da loro come persone è stato immisurabile.
Spero vivamente che qualche realtà economica bolognese possa dar loro un po’ di respiro perché il progetto che hanno messo in piedi è molto serio.


Quale sarà invece il futuro nel baseball di Claudio Liverziani quando verrà il giorno, speriamo fra molto tempo, di appendere mazza e guantoni al chiodo?

Penso che sarà dura star lontano dal campo. Mi vedrei bene come hitting coach piuttosto che un ruolo dirigenziale.

Bologna è diventata la tua città adottiva, nella quale in questi anni, oltre al baseball, hai costruito le tue basi per quanto riguarda famiglia e professione. Cosa ne pensi sinceramente di questa città, paragonandola ad altre realtà italiane?

Bologna è una città’ a misura d’uomo, ha tutto, anche tanto verde.
Scuole, sistema sanitario, qui c’è il meglio e quando si ha anche un bimbo sono cose che contano.
L’unico neo che posso trovare è il clima, molto rigido sia d’estate che d’inverno ma non si può avere tutto no?




 

Ultimo aggiornamento ( Sabato 18 Febbraio 2012 10:30 )